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Il Parco del Sile

Ultimo nato tra i quattro parchi naturali regionali del Veneto, quello del fiume Sile rappresenta un'atipicità rispetto agli altri.

Ultimo nato tra i quattro parchi naturali regionali del Veneto, quello del fiume Sile rappresenta un'atipicità rispetto agli altri, tutti riguardanti zone montane o collinari del Veneto. In questo caso si è voluto tutelare l'acqua, intesa come risorsa vitale e non solo paesaggistica.
Il territorio che grava sul bacino del Sile è un territorio fortemente antropizzato e più che di singolo parco si potrebbe parlare di tre parchi distinti ma omogenei tra loro:
- il 'parco alto', che riguarda la zona delle risorgive;
- il 'parco della città', che tocca specificatamente l'area urbana di Treviso e
- la 'porta dei parchi', ovvero l'ultimo tratto del parco del Sile, il parco archeologico della zona di Quarto d'Altino e il parco della Laguna di Venezia, che dovrebbe cominciare proprio dove finisce quello del Sile.

Con i suoi 95 chilometri di lunghezza il Sile presenta per le sue caratteristiche naturali e per l'azione dell'uomo una successione di ambienti diversissimi tra loro. E' per difendere questa tipicità che la Regione ha deciso di istituire il parco a partire proprio dalla particolarità dell'area delle risorgive che, pur avendo subito diverse alterazioni nel corso dei secoli, comprende una serie di elementi tali da rendere assolutamente unica l'intera zona.
E' in questo contesto che il fiume nasce da una serie di polle sorgive e fili d'acqua che rendono la campagna inzuppata e trasudante, con la terra che inghiotte i rivoli d'acqua per restituirli sotto forma di laghetto o palude. Il Sile scorre a latitudine costante, da ovest e est, con un dislivello minimo tra la zona delle risorgive e quella dove sfocia a nord-est della laguna di Venezia. Anche per questo portata e temperatura dell'acqua sono abbastanza costanti e subiscono variazioni solo in seguito alle particolari precipitazioni atmosferiche.
Di fatto la parte del fiume caratterizza la parte centrale e occidentale della provincia di Treviso, contraddistinta dal Sile e dai numerosissimi piccoli affluenti che nei secoli scorsi venivano utilizzati come vere e proprie vie navigabili, fiancheggiate da rive ricche di mulini, ville, chiese.
Sono le acque del Sile, insieme a quelle del Botteniga e di un affascinante sistema di canalizzazioni interne alle mura, che offrono un'atmosfera ambientale del tutto particolare. Le acque scandiscono un tessuto unitario fatto di palazzi, piazze, strade e portici che sovrasta la bellezza dei singoli monumenti, e offrono scorci paesaggistici assolutamente unici.
Diverso è invece il paesaggio dopo che il Sile ha attraversato Treviso. Il fiume prosegue il suo corso con anse e tortuosità più o meno ampie e le vegetazione è limitata alla fascia lungo i suoi lati, segno anche delle opere di bonifica compiute nella prima metà di questo secolo. Sulle sponde troviamo soprattutto ontani, pioppi e salici, tra cui - di tanto in tanto - spuntano le ville del Sile con la loro facciate rivolte verso il fiume.
Meno note rispetto a quelle della riviera del Brenta, sono comunque presenze che testimoniano lo sviluppo urbanistico architettonico della zona.
Villa Barbaro-Battaglia a Silea, con la sua scalinata degradante verso il fiume, villa Cervellini a Cedon, villa Mantovani e la quattrocentesca villa Dall'Aglio-Gabbianelli a Lughignano, per citare solo quelle che si trovano scendendo le acque del Sile. Ma le ville non sono le sole emergenze storico-architettoniche che costellano le rive del fiume, segno di una 'colonizzazione' secolare dell'area del Sile, dove, proprio nella zona delle risorgive, campagne archeologiche hanno rinvenuto testimonianze delle opere idrauliche delle Serenissima Repubblica di Venezia. A partire da questi anni i mulini del Sile non solo provvedevano a rifornire farina da pane Treviso, Venezia, i centri della laguna e del litorali, ma anche servivano a far funzionare le cartiere, le officine per la forgiature dei metalli, della concia delle pelli e setifici. Un'attività troppo differenziata, vasta e complessa per poter esser lasciata al caso o alla buona volontà dei singoli 'imprenditori'. E' così che la Repubblica di Venezia varò una serie di piani di politica economica e urbanistica di cui ancora oggi possiamo vedere gli effetti.
Ai gruppi o ai singoli cui era concesso di utilizzare l'acqua per attività economiche era proibito - ad esempio - ogni sorta di concentrazione, con regole precise che dettavano di stanze minime, caratteristiche tecniche degli impianti e forme di utilizzo delle acque che, a ragione, allora era considerato come preziosissimo bene comune e che, in quanto tale, andava tutelato. Una tutela che oggi viene riproposta dall'istituzione del parco naturale regionale, in modo che non vengano cancellate per sempre non solo particolarissime testimonianze naturali di cui è ricca la zona delle risorgive, ma anche quelle di una presenza dell'uomo che in passato non solo sapeva vivere col fiume, ma soprattutto convivere nel rispetto delle reciproche necessità.
Il lavoro di restauro di parte di queste testimonianze, ma anche il recupero delle alzaie lungo le sponde del fiume o gli interventi di rispristino ambientale delle zone più degradate possono segnare il recupero di un legame positivo tra l'uomo e il fiume che sembrava interrotto e che, invece, proprio la creazione del Parco può ripristinare al meglio.

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